Cominciò in
parallelo la
costante perdita
delle colonie,
mentre
Costantinopoli
s'arrese ai turchi
nel 1453, data
epocale nella storia
della civiltà
occidentale. Per
Genova,
innegabilmente, fu
l'inizio di una
lenta ma
irreversibile
agonia: caddero
Galata, Trebisonda,
Caffa, i
possedimenti nel Mar
Egeo, sempre più
scricchiolando un
sistema costruito
sulle colonie,
sull'import-export,
sui prestiti, sulle
rotte marittime,
sulle spezie. Sempre
più scricchiolando
una visione del
mondo che ne era -
ad un tempo -
diretta progenitrice
e naturale
conseguenza.
Nel 1464 salì al
potere Francesco I
Sforza, cui un anno
prima il Banco di
San Giorgio (il
"sostituto" delle
Maone) aveva ceduto
la Corsica, sempre
ribelle e
continuamente
appetita dai
catalani.
Trentacinque anni
dopo, a sèguito di
innumerevoli
accadimenti, i
Fieschi
"consegnarono"
Genova ai francesi
di Luigi XII.
Saccheggiata dalle
truppe imperiali nel
1522, ritornò
autonoma grazie al
grande ammiraglio
onegliese Andrea
Doria, il quale
astutamente
"transitò" dalla
Francia verso Carlo
V. Nacque la
cosiddetta
Costituzione dei
dogi biennali, ad un
tempo aristocratica
e borghese, la quale
consentì meno
fragilmente
l'indipendenza
cittadina nonché il
potere di Andrea
Doria anche contro
la nota congiura dei
Fieschi del 1547. Si
preannunciò così
l'età dei magnifici
palazzi, delle
dimore erette a
suggello della
ricchezza
capitalistica ed
oligarchica, ma già
nel 1589 gli
spagnoli invasero il
vicino marchesato di
Finale (a circa 75
chilometri ovest da
Genova), così come
occorse infinita
fatica per
recuperare la sempre
indomita Corsica. Il
temperamento della
città da offensivo
divenne dunque
tendenzialmente
difensivo, i grandi
palcoscenici della
storia si
allontanarono, fu
l'epoca delle
congiure, delle
possenti
fortificazioni sulle
alture, degli
attacchi di Carlo
Emanuele I di Savoia
prima, e di Carlo
Emanuele II di
Savoia in sèguito.
Nel 1684 Genova
resisté anche per
dieci giorni
all'atroce
bombardamento navale
francese,
finalizzato ad
esaurirne le forze e
demoralizzarne la
popolazione, finché
il doge fu costretto
ad umiliarsi a
Versailles dinanzi
alla potenza
transalpina.
Proseguirono inoltre
- dal 1729 - le
insurrezioni in
Corsica, che
trovarono non pochi
sostenitori anche
all'esterno. Del
1746 è l'odiosa
invasione austriaca
(l'Austria essendo
in guerra contro
Francia e Spagna),
cui si collega il
celebre episodio di
Balilla, il
giovinetto che a
Portoria il 5
dicembre al grido
"che l'inse!", e
scagliando un sasso,
pare abbia
incoraggiato la
rivolta della città
contro gli
occupanti. |